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29 settembre-3 ottobre 2009, 16° anniversario dell’arresto per narcotraffico di Angelo Dalla Longa in Sacile (PN) ad opera dei carabinieri

 

DALLA LONGA & COMPANY SpA

 

C’è una azienda in Italia che fiorisce di affari e malaffare da oltre quindici anni. E non paga le tasse. Ha la struttura del reticolo di interessi, ed è agganciata con forti connivenze nella Polizia di Stato e nella Polizia Penitenziaria, oltre che nella fognatura delle malavita più disparate.

 

Questa azienda si giova ancora oggi nella sinistra dei danni fatti in zone non ben centrali nello scontro di classe in Italia, della copertura data dalla Banda Bassotti con la sua canzone in cui mescolava nomi di prigionieri politici e nomi di infami di galera della malavita, e da “Rifondazione comunista” (che abbiamo più volte denunciato aveva dato copertura a Venezia a Michele Galati e Antonio Savasta), al signorino Angelo Dalla Longa, perfida zanzara: sedicente sindacalista uil alla Zanussi, condannato nel 1977 per reati comuni, sedicente "compagno" di "tutti i prigionieri politici" poiché viene messo insieme a compagni negli anni ’70 ed ’80, dove tesse rapporti con ogni genere di componente carceraria. E’ in quel periodo che conosce un altro personaggio espulso dal movimento rivoluzionario nelle carceri, Elfino Mortati, di cui in carcere diviene amico. C’è il dubbio che Elfino Mortati sia attualmente un suo “terminale” politico. Dalla Longa infatti, pur essendo un collaboratore, sarebbe secondo una certa ipotesi, ancora “usato” da LOD e LOS carcerarie, secondo un collaudato metodo di utilizzo di persone che “hanno sbagliato” e che quindi si prestano ancora, in cambio del silenzio tra il pubblico, a qualsiasi genere di azioni. NON sono poche in Italia queste persone.

 

Secondo alcuni prigionieri rivoluzionari per le Br-Pg a Cuneo nei primi anni '80, Dalla Longa era molto solito frequentare il noto Incandela. Due di loro raccontano a Paolo, a Novara, che avevano "sconsigliato" ad alcuni poi suoi successivi coimputati, di averci a che fare se scarcerati.

 

La figura di Angelo Dalla Longa ed il suo ruolo forse possono essere importanti per giungere alla Verità su chi siano i nazisti ed infami, nello Stato e non, che continuano a tessere la tela di calunnia sulla persona di Paolo, per continuare a “legittimare” ed imporre il silenzio di chi “sa” sulle torture a Paolo stesso.

 

Tra l’altro, che questa non sia una ipotesi sciocca nostra, c’è il ridicolo tentativo, organizzato tra l’estate 2003 e il marzo 2004 dalla DIA a livello nazionale, di utilizzare un ubriacone tossicodipendente di religione cattolica e nazionalità tunisina, Jelassie Riadh, per montare varie biciclette giudiziarie a Paolo e ad altri prigionieri (tra i quali Matteo Boe); nel caso di Paolo, la bicicletta, (smentita anche in questo sito con documentazione inoppugnabile di sua mano di questo ex detenuto a Spoleto), consisteva nella accusa che Paolo avrebbe “commissionato” ad un ubriacone peraltro vile che veniva aiutato da vari detenuti a Spoleto giusto per impedirgli di fare cazzate, qualora fosse uscito dal carcere, l’assassinio di Dalla Longa stesso.

 

Sia chiaro: Angelo Dalla Longa per le sue “dichiarazioni” e calunnie merita la gogna e di essere calpestato almeno da un milione di operai ed operaie italiani-e che hanno avuto danni anche pesanti, per quanto indiretti, dalle montature della Procura pordenonese,  ma non merita certo una azione di stampo mafioso peraltro commissionata ad un incapace di intendere e volere quale Jelassie Riadh. “Se fosse vero che Paolo avesse detto qualcosa del genere al Riadh, lo avrebbe fatto apposta, per vedere se effettivamente la DIA era ancora o meno interessata alla persona di Dalla Longa, in un momento in cui già da due anni Paolo veniva torturato tecnologicamente”, è la argomentazione ancor più interessante, di un compagno a noi vicino.

 

Era argomento consueto infatti in carcere, nelle mie chiacchierate con prigionieri anche di un certo peso, molti dei quali aprivano i loro fascicoli processuali alla sua attenzione per essere aiutati nella stesura di ricorsi di varia natura, il fatto che certe persone di cui era noto il ruolo, per esempio ad Opera, andassero indirettamente “usate” per fare a nostra volta delle biciclette ai nostri aguzzini e carcerieri.

 

Torniamo a questa azienda, che abbiamo chiamato per comodità nel titolo, con il nome del più infido serpente della storia carceraria italiana, ha avuto il placet di LOD e LOS carcerarie, a causa di contatti privilegiati del suo “Presidente” (il nomignolo di questo infame sin dagli anni ’80 nelle galere italiane) con aree di prigionieri politici ed ex prigionieri politici, (due dei quali “tutelati” da una non chiara personaggia, sua seconda moglie e centralinista dell’ospedale di Pordenone, bugiarda pubblica che si affatica nella fine di ottobre 1993 a negare il coinvolgimento in fatti di droga del “compagno” Dalla Longa), i quali non è ben chiaro di che favori gli debbano essere debitori anche dopo le sue lunghe e non del tutto note “confessioni concordate” dell’ottobre 1993 e dei mesi ed anni successivi.

 

Al sottoscritto, è capitata la disgrazia di conoscere questa “persona”, ed è noto lo sviluppo giudiziario e le condanne che ne sono seguite, grazie alle sue delazioni ed agli sconti di pena di cui ha potuto giovarsi.

 

Quello che non è completamente noto, e lo scriviamo prima di entrare nel merito dell’analisi di questa SpA, è che il sottoscritto è stato non solo infamato e fatto condannare, e con lui, altra persona convivente da anni, che amavo, ma anche calunniato con il placet della Questura di Pordenone e in particolare del sig.Serratore, (già discusso ed inquisito, per traffico clandestino di mitragliette ed altri aggeggi, commissario di PS a Marghera prima di divenire capo Digos a Pordenone e poi declassato a capo della mobile sempre a Pordenone), e con i favori del quotidiano padronale Il Gazzettino (cronaca di Pordenone), il quale quotidiano non a caso, appena crollata la montatura e commesso autogol da un suo giornalista all’avvio del processo di Udine, lo silurava e faceva sparire dalle cronache del processo.

 

IL COLMO INSOMMA: essere FATTO ARRESTARE E CONDANNARE, INNOCENTE, da un verme, ED ESSERE IN AGGIUNTA CALUNNIATO E PERSEGUITATO PER LE GALERE DA STUOLI DI INFAMI COLLABORAZIONISTI che ben sapevano dalle esperienze precedenti che la mia sola presenza militante in una qualsiasi galera dava luogo a conflitti sociali contro lo Stato e gli abusi delle guardie (lotte e reclami collettivi avvenuti in almeno 8 dei 15 carceri visitati in 15 anni di detenzioni dal sottoscritto).

 

Andiamo ora al sodo. In qualche tempo degli anni ’80 è possibile che il sottoscritto fosse GIA’ stato interferito con mezzi invasivi arretrati, durante una delle detenzioni in cui rimase circa 1 anno su 2 in carcere (poi assolto), e quindi all’avvenire dell’atto di protesta estrema del 4 gennaio 1996, probabilmente è stato il direttore del carcere di Novara a decidere con parti carcerarie e mediche, di innestare meglio il sottoscritto.

 

Questo dubbio precedente sorge da alcuni episodi, non pochissimi, strani, che erano accaduti tra il 1986 e il 1993, pur non trattandosi di episodi importanti tali da mettere in discussione in modo alcuno la militanza portata avanti, a posteriori sono episodi che mi fanno riflettere.

 

Nel 1996 allora si profittano, 8 ore e mezzo di anestesia totale per una operazione di 2 ore e 15 minuti sono un po’ troppe.

 

Dopo una settimana, una “psicologa” dell’Università di Padova si reca al mio letto al CTO di Torino, reparto grandi ustionati dove era stato ricoverato dopo 12 ore (di cui circa 3 ore di coma o di addormentamento chimico non è del tutto chiaro al sottoscritto) di ricovero in quello di Novara, e prima di andarsene dopo un ben infruttuoso per lei “non colloquio”, attiva un telecomando. Si era al 6° piano dell’Ospedale, lei non poteva portare nulla nella stanza, le guardie erano fuori armate con mitra, le finestre erano chiuse e le tapparelle abbassate per impedirmi di calarmi con un lenzuolo (peraltro al piano terra c’era un elicottero). Anni dopo, leggo su “Babele” (cfr. nella nostra rassegna stampa scientifica nella pagina del sito dell’Acofoinmenef www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org ) che le protesi acustiche bioniche sottocutanee del Biocampus di Roma vengono attivate dopo 1 settimana dall’innesto chirurgico con un telecomando. Le immagini di queste microscopiche protesi peraltro somigliano molto con i corpi estranei rilevati radiologicamente nel timpano sx e nelle tube di Eustachio del sottoscritto.

 

Negli anni, IL PRINCIPALE QUANTO STERILE E RIDICOLO ARGOMENTO DI TORTURA dei nazisti-e che operano neurofisiologicamente a distanza e con torture uditive, affettive, sessuali, scientifico-psicologiche, sul sottoscritto, E’ PROPRIO LA VICENDA PROCESSUALE DI AVIANO, di cui Angelo Dalla Longa appunto è lo strumento promotore.

 

Perché ciò ?

 

Perché nel monopolio della Storia degli anni ’90, occorreva cancellare la vita e le idee del sottoscritto ?

 

Solo per il fatto che attorno alla tortura del sottoscritto gira un sistema clandestino di comunicazione intercarceraria mirante al guadagno di poliziotti e funzionari corrotti con LOD e LOS. Che siano costoro è chiarissimo ai principali analisti della vicenda di Paolo, interni alla ACOFOINMENEF, i quali hanno ben chiaro che Paolo terminalizzato è una “gallina dalle uova d’oro” per questi INFAMI INDEGNI ESSERI ANIMALI.

 

Sul piano storico, quale è stato il principale effetto delle “delazioni” di Angelo Dalla Longa, a parte la galera per una dozzina di persone e la galera lunga per 4 compagni-e ?

 

Il principale effetto a parte rovinare la vita di Paolo e compromettere fortemente la vita e le condizioni economiche della sua famiglia, è stato la fine della carriera politica di Martino Dorigo, che nei primi anni ’90 era, con “Rifondazione comunista”, uno dei più notevoli flagellatori del malaffare nella politica e nell’economia del Veneto. Un danno per tutta la sinistra e la classe operaia del veneziano e non solo. L’unico deputato comunista (o revisionista, ma qui conta meno la cosa), ad essere stato eletto nelle maggioritarie nelle regioni del Nord Italia (ovviamente non consideriamo nel ragionamento l’Emilia Romagna), nelle elezioni politiche del 1994, che videro il (pur breve) trionfo della malavita craxiana di Berlusconi. Per quale motivo ancora adesso nella sinistra si continua a sminuire la portata delle denunce di Paolo E NON GLI SI TROVA UN MEDICO CHIRURGO che estragga queste ed eventuali altre presenze tecnologiche dal suo corpo ?

 

La AZIENDA DALLA LONGA & C. Spa dunque, lo sappiano tutti i giovani compagni, ha ben poco a che spartire con la politica rivoluzionaria e con la vita e le vicissitudini dei comunisti, sia di quelli che lottano fuori, sia di quelli che nelle galere NON colludono con le guardie dei GOM neppure quando sono, da detenuti, in pericolo di vita.

 

Paolo Dorigo, militante comunista maoista