BISOGNA SPAZZARLI VIA

I paracadutisti sono, e ci˛ Ŕ universalmente noto, il corpo
militare nel quale sono annidate le percentuali pi¨ alte di
nazifascisti; in questo senso suona alquanto ridicolo
quanto successo in seguito alla denuncia del
settimanale "Espresso", che pubblica una foto (ripresa
dal "manifesto" del 1░ febbraio a pagina 11) nella quale si
vede una jeep dell'esercito italiano danneggiata da un
attentato in Afghanistan: sula fiancata del veicolo,
appartenente alle squadre di parÓ del Col Moschin o di
incursori della marina del Comsubin (quelle operanti nella
zona), si vede chiaramente disegnata una palma - in tutto
identica a quella che stava sui veicoli della tristemente
nota Afrika Korps della seconda guerra mondiale agli ordini
del generale nazista Edwin Rommel - che svela chiaramente
le ambizioni neocoloniali dell'Italia.
Non Ŕ la prima volta che accade una cosa del genere:
all'epoca dell'intervento 'umanitario' in Somalia,
all'inizio degli anni 90, furono scoperte bandiere e
simboli nazifascisti nelle tende del comando italiano della
fallimentare missione Onu "Restore Hope".
Risultano ridicole le dichiarazioni della falsa sinistra
istituzionale che parla di <immagini sconcertanti>
(Francesco Martone e JosÚ Luis Dal Rojo, di Rc-Se) e di
<offensivo ed inquietante che una missione di pace, come
deve essere la nostra in Afghanistan, sia macchiata da
simboli di morte e sopraffazione> (Carlo Leoni di Sd),
mentre Severino Galante del Pdci afferma giustamente che
<l'utilizzo del simbolo hitleriano la dice lunga sullo
spirito colonialista e aggressivo che caratterizza almeno
una parte della nostra missione>.
Resta da domandarsi come mai TUTTA la falsa sinistra, il 30
gennaio abbia votato a favore del rifinanziamento delle
missioni militari italiane all'estero; come al solito
parlano in un modo ed agiscono in un altro: 'per senso di
responsabilitÓ istituzionale', ovviamente.
Ai proletari, per lo stesso senso di responsabilitÓ, resta
solo il compito di spazzare via questi schifosi personaggi,
boicottando le elezioni e non aderendo alle loro formazioni
politiche.

Torino, 01 febbraio 2008