AD ALTA VELOCITA’ NEL C... DI CICCIO PAPERO!

“il Riformista” del 5 giugno, a pagina 5, ospita un articolo di Gabrio Casati che annuncia, dolente, che i presidenti delle regioni Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia - Formigoni, Galan e Illy - non prendono posizione circa il passaggio sul loro territorio del Corridoio 5, l’alta velocità ferroviaria che dovrebbe collegare Lisbona con Kiev; questo significa che, se entro 60 giorni non decideranno cosa fare, l’Unione Europea dirotterà altrove i finanziamenti previsti per quest’opera. La novità è molto interessante per tutto il popolo NO TAV perché, in questo contesto, crollano tutte le - peraltro assurde - argomentazioni a sostegno della TAV portate avanti dal centrosinistra piemontese. Sono anni che la presidente della regione - la democratica ex diessina Mercedes Bresso - ed il sindaco di Torino - il suo collega di partito, passato e futuro, Sergio Chiamparino - ci bombardano sull’assoluta priorità della costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lyon «altrimenti il Piemonte è destinato ad essere tagliato fuori dai flussi internazionali delle merci»: ora, se la situazione attuale persisterà, cosa diranno?  Pare proprio che il progetto del Corridoio 5 sia destinato ad abortire, o tutt’al più ad essere rivisto nel suo tracciato per poter essere spostato più a sud ed attraversare la Liguria; in questo caso resterebbe da capire come possa poi continuare il tracciato una volta che, si suppone, sia arrivato sul mare Adriatico romagnolo: se il Veneto si ostinerà a mantenere la sua posizione, cosa faranno i ‘geni dell’alta velocità ferroviaria’?  Costruiranno un ponte per raggiungere la Croazia passando sul mare, o al contrario un tunnel sottomarino per ovviare al problema? Di certo questa novità aiuta a comprendere - dal punto di vista politico - il perché il Terzo Valico, che originariamente avrebbe dovuto servire per portare le merci il più velocemente possibile dal porto di Genova al Corridoio 5 a Milano, sia stato limitato, già da tempo, a Tortona: fino a ieri pareva che la decisione fosse stata presa esclusivamente per favorire gli interessi del miliardario Marcellino Gavio, il proprietario di una delle imprese che si erano aggiudicate gli appalti del TAV.  Se queste notizie fossero confermate, a festeggiare lo scampato pericolo - ed il supremo scorno delle amministrazioni filo-TAV del centrosinistra - non sarebbero solo le eroiche popolazioni della Val di Susa, ma anche gli abitanti delle zone interessate dal Terzo Valico: principalmente la Val Lemme e la Valle Scrivia.

NO TAV: NE’ QUI, NE’ LA’, NE’ SOPRA, NE’ SOTTO!

Stefano Ghio

 

Torino, 05 giugno 2007

 

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