Domenica
8 luglio il direttore di “Repubblica” - Eugenio Scalfari - nel suo editoriale
si lancia in una lunga serie di accuse a Rifondazione: «palla al piede dei
sindacati», rea di «collateralismo inquinante» all’epoca del governo del Nano
di Arcore, «demagogia» sull’abolizione dello ‘scalone’ e sulla richiesta di
escludere gli operai dall’aumento dell’età pensionabile; inoltre «il problema
di Fausto Bertinotti è che non scompaia la sinistra antagonista».
Chiede
il direttore all’(in)Fausto: «se il suo partito, da lei incoraggiato, dovesse
mettere il governo in crisi, lei lascerebbe contestualmente il suo incarico
istituzionale? Sarebbe il minimo che
lei possa fare». La risposta - ce la
riferisce Angela Mauro su “Liberazione” del 10 luglio a pagina 4 - rivela il
vero carattere dell’(in)Fausto il quale prima denuncia «qualche nervosismo di
troppo nel confronto in corso sulle pensioni», poi si lascia andare ad un
liberatorio «io sono diventato un po’ liberale, ma Scalfari, che liberale era,
adesso è totalitario».
Sarà
anche stata una battuta, come scrive la giornalista a difesa della posizione
dell’ex segretario di Rc-Se, ma vista la storia politica del personaggio non
riteniamo che si trattasse soltanto di una facezia. Per ciò che concerne Rifondazione, il fatto che essa non sia
affatto quel che Scalfari ha interesse a far apparire lo rivela a chiare
lettere il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi - si veda pagina 5
del quotidiano di via del Policlinico, intervista di Roberto Farneti dal titolo
“Scalfari dice falsità. C’è chi vuol far cadere Prodi” - che difende a spada
tratta l’(in)Fausto ed il suo partito dagli attacchi del decano dei
giornalisti. Insomma, la cosiddetta
“sinistra radicale” - che Scalfari definisce “antagonista” - non è
assolutamente tale, ed ora incominciano a dirlo loro stessi!
Stefano
Ghio
Torino,
10 luglio 2007