SERIETA’

A pagina 2 del “Riformista” del 26 settembre c’è il consueto corsivo firmato da Emanuele Macaluso, storico leader dell’estrema destra del vecchio PCI revisionista - quella corrente, definita ‘migliorista’, che guidò il partito revisionista dal congresso del 1977 (quello della sconfitta della ‘sinistra’ ingraiana) fino al suicidio del 1989 alla Bolognina.

L’esponente neo-socialista, questa è l’area all’interno della quale si colloca il quotidiano diretto da Paolo Franchi (ma il suo primo fondatore - Antonio Polito - è attualmente senatore del Pd in quota DL), accusa il PdCI di non avere «nulla a che fare con la storia del Pci...  Berlinguer nel 1977 a Mosca disse che la democrazia è un valore universale e non ammette eccezioni... lo stesso si schierò a favore della Nato... il Pdci non perde occasione per mostrare un settarismo becero e dannoso... grazie alla legge elettorale Diliberto ha in mano il governo. E’ serio tutto questo?».

Vorremmo ricordare all’illustre corsivista che le sorti del governo sono in mano tanto a Diliberto quanto a Dini, Mastella e tanti altri; la legge elettorale è talmente pasticciata che permette - nonostante il teorico sbarramento al 3% al Senato e al 2% alla Camera - a Don Clemente Mastella ed il suo gruppo di ‘folli banderuole’ di stare seduti sui banchi di Palazzo Madama e su quelli di Montecitorio, ricattando costantemente il governo, forte del suo ‘massiccio’ 0,8% circa!

Tornando poi su quanto espresso da Berlinguer, pensiamo che sia tutt’altro che un titolo di merito, per dei sedicenti comunisti, dichiararsi a favore della Nato, organizzazione a guida yanqui nata proprio per combattere il ‘pericolo rosso’. Stessa cosa vale per il valore universale della democrazia: i comunisti sono per la più alta forma di democrazia, che si esprime con la dittatura dell’immensa maggioranza del popolo su una minoranza di sfruttatori: la DITTATURA DEL PROLETARIATO.

Il vecchio arcirevisionista Macaluso ha dimostrato, una volta ancora, quale sia il suo grado di serietà: rasente allo zero.

Stefano Ghio

Torino, 26 settembre 2007